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Mentre Morivo puntata #33 – La Morte di Jean Spangler

“…mio padre era solito dire che la ragione per vivere era essere pronti a restar morti molto a lungo”. Questo fa dire alla protagonista William Faulkner, nel suo romanzo “Mentre Morivo”. Le storie di questo podcast – contrariamente al titolo – non sono letteratura. Sono le vite rumorose, colorate, scompigliate, ordinarie e straordinarie di tante donne. Donne uccise a cui non è stata fatta giustizia, almeno fino ad oggi. Ve le racconto io, Marica Esposito, in questa quarta stagione, con l’editing di Stefano DM, in collaborazione con Spreaker Prime.

MENTRE MORIVO è un podcast scritto e narrato da Marica Esposito con l’editing di Stefano DM.

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Trascrizione del Podcast

Hollywood, anni ’40. Bianco e nero intenso, lustrini, grandi colossal, e poi caccia ai comunisti e in mezzo perfino una guerra. La grande industria del cinema americano è stato per decenni una vera e propria fabbrica di sogni, alimentando non solo quelli del pubblico, ma anche di attrici, attori, registri e maestranze che in quel grande LunaPark volevano entrare a far parte, almeno per un giro. I divi si sprecano, dettano mode e influenzano la politica, è lo star system di Clark Gable, Ingrid Bergman, Gregory Peck, e poi Audrey Hepburn, Kirk Douglas, John Wayne… una lista infinita che a continuare manca il fiato. Eppure, proprio come il cinema insegna, se è troppo bello per essere vero, forse è finzione. Ad Hollywood scandali e misteri non mancano, e oggi, la protagonista è Jean Spangler: un’attrice che sognava di finire sui cartelloni ma che è invece sparita in un pomeriggio di ottobre di 74 anni fa. Almeno per oggi, la locandina è tutta dedicata a lei.

Jean Elizabeth Spangler, una neonata dai capelli nerissimi e gli occhi azzurri, nasce il 2 settembre del 1923 a Seattle, rendendo felice mamma Florence e papà Cecil. Cresce danzando e recitando davanti a parenti e amici, ogni volta che ne ha l’occasione, così quando si diploma alla Frenklyn High School di Los Angeles la scelta di una carriera è presto decisa: inizia a fare la modella per mantenersi, nel frattempo balla nei teatri più importanti della città, ma il sogno è quello di diventare attrice. Una vera diva di Hollywood, proprio come Judy Garland che appoggiata al fieno di una fattoria del Kansas canta “Somewhere, over the rainbow…” Da qualche parte, sopra l’arcobaleno, i cieli sono azzurri e i sogni che osi sognare, si avverano per davvero.

Jean ce la fa, e a partire dal 1941, appena 18enne, fa le sue prime comparsate nei film: nel corso della sua carriera la si vedrà in un piccolo corto de I tre marmittoni, in un film con Frank Sinatra, e reciterà in una piccola parte perfino con Kirk Douglas: purtroppo gran parte dei suoi lavori non saranno accreditati, e quindi il suo nome non verrà inserito quasi mai nei titoli di coda. Jean è determinata, anche con gli uomini, quando conosce Dexter Benner lo sposa quasi subito, nel 1942, e poco dopo partorisce una bambina, Christine. Il matrimonio non dura, i due litigano spesso e il tira e molla è esasperante, tanto che quando divorziano ufficialmente nel 1946 la battaglia per la custodia della bimba è ad armi spiegate. Lui nega le visite a Jean, lei ottiene l’affido esclusivo e fa i bagagli per trasferirsi insieme alla mamma, al fratello e alla cognata negli appartamenti di LaBrea.

L’attrice sembra aver trovato finalmente un po’ di pace, continua a lavorare e viene sempre più riconosciuta, con la sua acconciatura raccolta, il rossetto rosso e le sopracciglia definite… il suo volto, a pensarci bene, assomiglia a quello di un’altra attrice, un’altra Elizabeth – stavolta di primo nome – un altro mistero irrisolto della Città degli angeli.

15 gennaio 1947, Los Angeles è fredda, sono le 10 del mattino. Betty Betsinger è uscita da poco di casa per fare una passeggiata con il figlio di tre anni. È tra la Trentanovesima e Norton Avenue. All’improvviso, tra le erbacce, quasi sovrapensiero, nota una figura umana, sembra un manichino spezzato. Nelle storie di cronaca, in genere, i manichini sono quasi sempre dei corpi con una storia, una vita alle spalle, ed è così anche in questo caso: quello che Betty vede è un cadavere sezionato in due parti, è Elizabeth Short, su quello che resta del suo viso un coltello le ha disegnato un macabro sorriso, incidendola da guancia a guancia.

Beth era stata vista l’ultima volta una settimana prima, nell’ingresso del Cecil Hotel: il suo caso è conosciuto ancora oggi come quello della “Black Dalia”, e non è mai stato risolto. Il suo volto è su tutti i giornali, anche Jean legge la notizia, e anche lei diventerà famosa suo malgrado per qualcosa che non ha niente a che fare con il cinema.

Due anni dopo, il 7 ottobre 1949, Jean Spangler viene vista per l’ultima volta: ha alcune commissioni da fare, quindi saluta la cognata Sophie chiedendole di badare a Christine: le dice di avere appuntamento con l’ex marito, Dexter. Nulla di che, vogliono solo ridiscutere i termini del divorzio, poi sarebbe andata sul set per uno dei suoi lavori. Jean viene vista in un negozio alle 6 del pomeriggio, poco distante da casa, si guarda intorno, sembra stia aspettando qualcuno. Alle 19 invece telefona a sua cognata per scusarsi del ritardo, quella sera rimarrà a girare delle scene notturne, dice. Jean chiede a Sophie di far cenare Christine, di lavarla e metterla a letto e la saluta, sembra tranquilla. Eppure, a parte questi piccoli dettagli, quello che fa davvero in quelle ore non è mai stato chiarito del tutto. La scomparsa viene segnalata il giorno dopo dalla famiglia e da subito qualcosa sembra non andare. Dexter Benner, interrogato come primo sospettato, dice di non sapere nulla del fantomatico appuntamento, anzi, lui Jean non la sente da settimane. Lui, nel frattempo, infatti, si è risposato, e sembra non avere alcuna intenzione di riallacciare i rapporti con la figlia, men che meno con la sua ex moglie.

La polizia di Los Angeles, comunque, non prende molto seriamente il caso: d’altronde, a loro modo di vedere, Jean Spangler è un’attrice, un’artista, una donna indipendente che potrebbe aver deciso di fare un giro fuori città con qualche uomo d’affari… Cambiano idea solo qualche giorno dopo, quando viene rinvenuta la sua borsetta. La trova un dipendente del Griffith Park, un’area verde della città che è anche uno dei Parchi Nazionali più estesi degli Stati Uniti: se Jean è sparita qui, non sarà facile trovarla.

Non ci sono molti dubbi riguardo la borsetta, all’interno i poliziotti trovano il suo documento d’identità, una spazzola, le sigarette Lucky Strike e uno strano biglietto scritto a mano: “Kirk, non posso più aspettare, vado dal Dottor Scott. È meglio farlo ora che mamma non c’è.” sua madre era effettivamente via in quei giorni in visita a parenti, per questo il biglietto deve essere stato scritto di recente, se non il giorno stesso. Anche se il manico della brosa è scucito e strappato come se qualcuno gliel’avesse tolta di forza dalle mani, dalla borsa non è stato toccato nulla, purtroppo non si tratta di una semplice rapina.

Le ricerche iniziano con 60 poliziotti e decine di volontari decisi a setacciare il parco, un parco immenso, con all’interno un osservatorio, un paio di musei, uno zoo, e un via vai costante di persone e turisti. Il dubbio rimane: come è finita lì la sua borsetta, se Jean si sarebbe dovuta trovare da tutt’altra parte, negli studi di Hollywood a girare un film? Semplicemente a Sophie la donna non ha detto la verità, non c’era nessuna convocazione per quella sera a nome Spangler.

Quando si diffonde la notizia della scomparsa di Jean, comunque, amici e testimoni non tardano a farsi avanti: qualcuno l’ha vista intorno all’1:30 di notte al ristorante Cheese Box, è insieme a un uomo alto e scuro, e i due rimangono a discutere per oltre un’ora. Un benzinaio, invece, dice di aver visto una coppia sfrecciare in direzione Fresno, la donna gli ha chiesto aiuto ed effettivamente l’uomo quella notte aveva avvertito la polizia della cosa, ma la decappottabile non era stata intercettata. Poi, un giorno, in centrale si presenta l’attore Robert Cummings che con Jean aveva lavorato su un set, i due erano diventati velocemente amici, tanto che Jean gli aveva rivelato di essere contentissima, aveva appena conosciuto un nuovo uomo e anche se al momento non c’era nulla di serio, le brillavano gli occhi ed era felice.

Anche la madre di Jean, Florence, parla agli agenti di un nuovo amore della figlia, un certo Kirk, un collega che era già passato diverse volte a prenderla sotto casa per portarla a cena. Ma Kirk… non sarà mica Kirk Douglas, il divo di Hollywood che in effetti aveva condiviso con Jean qualche ora sul set di Chimere? Lui si presenta spontaneamente in centrale ma dice di ricordarsela a malapena e non verrà mai indagato. Il nome sul biglietto rimane una bella coincidenza e bisogna ripartire da qui.

Perché è proprio il biglietto a far sospettare agli investigatori che la sera della scomparsa Jean aveva effettivamente appuntamento con un uomo, non l’ex marito, non una nuova fiamma, ma forse un medico abortista. Un’amica conferma che Jean aveva appena scoperto di essere incinta, il bambino sarebbe il frutto di una relazione extraconiugale, ma il corpo dell’attrice non si trova ed è impossibile confermare questa tesi. Jean è morta su un tavolo operatorio arrangiato in qualche scantinato, è stata fatta sparire da un uomo sposato che non voleva problemi, oppure c’è qualcosa di più?

Perché un’altra delle tesi sostenuta all’epoca vede il coinvolgimento perfino della mafia: Jean era stata vista diverse volte a Palm Spring, a bere o cenare insieme a Davy Ogul e Frank Niccoli, i tirapiedi del boss Mickey Cohen, famigerato per essersi arricchito durante il proibizionismo e per aver collaborato – se così si può dire – con i fratelli Al Capone. Un’altra storia interessante, la sua: Mickey Cohen era rapidamente diventato uno dei gangster più spietati della zona e a un certo punto, pur di sfuggire alla cattura dei federali, aveva trasformato casa sua in una fortezza militare: bombe, sistemi d’allarme più o meno sofisticati e ovviamente decine di uomini armati fino ai denti. La sua guardia del corpo, Johnny Stompanato, aveva invece due passioni: le rapine e le donne. Diventa l’amante di Ava Gardner, almeno finché Frank Sinatra, il marito, non implora il boss di mettere fine alla relazione e allora Stompanato ripiega su un’altra bellissima diva, Lana Turner, il rapporto è così burrascoso che durante una lite la figlia quindicenne di lei, Cheryl, prende un coltello e lo uccide. Fine della storia, Mickey Cohen rimane senza guardia del corpo e per un periodo finisce ad Alcatraz, prima di morire pure lui, ma nel sonno.

E i due scagnozzi che vengono visti insieme a Jean? Spariti anche loro, due giorni prima di lei e mai più ritrovati.

Di nuovo, il caso Spangler è in un vicolo cieco, si indaga per un certo periodo su un ex fidanzato, un certo Scotty tenente dell’Air Corps, con cui aveva avuto una relazione mentre era ancora sposata, un tipo violento da cui si era allontanata quasi subito. L’avvocato di lui sostiene che i due non si sentivano più da diversi anni. Ma allora Jean dove stava andando quella sera? E se Kirk non fosse un nome, bensì un cognome? Qualcuno ipotizza che c’entri un certo Dott. Kirk, arrestato proprio in quei mesi per aver effettuato aborti clandestini: verosimilmente Jean si poteva essere stufata di aspettare che il medico trovasse un momento propizio per sottoporla alla pratica, così poteva aver approfittato della partenza della madre per andare da un altro medico, di sua conoscenza. Resta il fatto che il biglietto non sarà mai consegnato, e che la borsetta verrà ritrovata a 30 minuti in macchina dall’appartamento di Jean e della sua famiglia.

L’ipotesi dell’aborto clandestino finito male sembra quello a cui la polizia ha dato più credito, ma chi lascerebbe nella borsa della vittima un messaggio così palesemente incriminante? Il mistero sembra infittirsi ogni volta che si cerca di dipanarne la matassa. Non ci è voluto molto prima che qualcuno collegasse la sparizione dell’attrice con l’omicidio di Elizabeth Short, la Dalia Nera, avanzando l’ipotesi di un serial killer rimasto ancora sconosciuto. Le due donne che sognavano di diventare famose, alla fine sono finite su tutti i giornali, ricordate ancora oggi, ma per il motivo più triste e ingiusto possibile. Per entrambe sono state offerte negli anni ricompense anche corpose, ma nessuno si è mai fatto avanti con delle informazioni utili.

Poco dopo la scomparsa di Jean, l’ex marito Dexter Benner ha chiesto al tribunale l’affido della figlia Christine, dopo che il giudice ha rigettato l’instanza, sperando in un ritrovamento di Spangler, la madre di lei gli ha intentato causa. Hanno litigato per diversi mesi per l’affido della bambina, poi l’uomo ha semplicemente lasciato la California portandosela con sé. È morto nel 2007.

Quando è scomparsa Jean Spangler aveva 26 anni, una figlia che amava tantissimo e un sogno che non si è mai avverato del tutto… almeno, non in questo mondo, forse, al di là dell’arcobaleno.

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Mentre Morivo – storie misteriose di donne uccise, è un podcast Spreaker Prime di Marica Esposito, con l’editing di Stefano DM. Fonti e trascrizioni sono sul sito italiapodcast.it . Segui il podcast su Instagram e lascia una recensione sulla tua app di ascolto preferita. Se non ne hai ancora abbastanza di crimini, continua l’ascolto con NAP: Non un altro podcast true crime.

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