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Mentre Morivo puntata #34 – La Morte di Gabriella Bisi

“…mio padre era solito dire che la ragione per vivere era essere pronti a restar morti molto a lungo”. Questo fa dire alla protagonista William Faulkner, nel suo romanzo “Mentre Morivo”. Le storie di questo podcast – contrariamente al titolo – non sono letteratura. Sono le vite rumorose, colorate, scompigliate, ordinarie e straordinarie di tante donne. Donne uccise a cui non è stata fatta giustizia, almeno fino ad oggi. Ve le racconto io, Marica Esposito, in questa quarta stagione, con l’editing di Stefano DM, in collaborazione con Spreaker Prime.

MENTRE MORIVO è un podcast scritto e narrato da Marica Esposito con l’editing di Stefano DM.

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Trascrizione del Podcast

Estate, concerti, riviera ligure: nella metà degli anni ’80 sembra che il centro del mondo sia proprio qui, tra esodi in macchina in direzione di una lunghissima vacanza spensierata, alla musica più in che – nessuno se l’immaginava all’epoca – sarebbe poi rimasta eterna.

L’italodisco è il genere più in voga, con i Righeira che cantano Vamos a la playa e Sabrina Salerno con la sua Boys. È un periodo all’apparenza spensierato, soprattutto nel nord della Penisola e soprattutto in Liguria che sta vivendo una vera e propria crescita esponenziale, agli inizi di giugno le spiagge sono già prese d’assalto dai turisti: nessuno conosce ancora lo sfarzo della Costa Smeralda, ora l’estate da sogno si passa a Portofino, Alassio, Santa Margherita Ligure e ovviamente, Rapallo.

Ma tolto sfarzo e la movida, questa regione ha per qualche motivo da sempre un lato nero che sfuma nel giallo: i casi di cronaca, molto spesso insoluti, sono a decine e di qualcuno abbiamo anche già parlato, come quelli di Nada Cella o Maria Maddalena Berruti, e c’è perfino spazio per i serial killer, Donato Bilancia alla fine degli anni ’90 si meritò, per così dire, il soprannome di “Mostro della Liguria”, per aver ucciso 17 persone in sei mesi. Per la storia di oggi, però, dobbiamo fare qualche passo indietro e immergerci nel clou degli anni ’80, in un agosto caldissimo che ha visto spegnersi la vita di una giovane che come molti milanesi era arrivata in riviera solo per godersi il mare, il sole, il meritato riposo. È la storia di Gabriella Bisi.

Gabriella è un’architetta, nel 1987 ha 35 anni e lavora nel mobilificio del padre: fa quello che ama, si specializza nell’arredamento d’interni, ai clienti piace perché ha carattere, un bel sorriso sincero e il mestiere lo conosce bene.

È nata e cresciuta a Milano ma la Riviera di levante ha sempre fatto parte dei momenti più spensierati della sua vita, anche solo per un weekend, non era difficile vederla fiondarsi in macchina e raggiungere la seconda casa di famiglia, in Via dei Pini 8, a Rapallo. Lì supera anche i tanti ostacoli che la vita le mette davanti, la morte della madre da giovane e quella di suo marito avvenuta dieci anni prima, in un incidente stradale, i due si erano sposati presto, quando lei ancora studiava.

Comunque Gabriella cade e si rialza, ogni volta, e così eccola al volante della 127 anche il 1 agosto di una stagione rovente, ci mette un paio d’ore ad arrivare, la aspetta una cena romantica con Mauro Gandini, un uomo sposato che frequenta ormai da qualche anno.

La mattina dopo è felice, è proprio lui che la accompagna nella villa di un’amica per fare colazione insieme, si salutano con un bacio, gli accordi sono di rivedersi tra una manciata di ore. Ma Gabriella, il 2 agosto 1987 scompare e il mistero intorno alla sua morte dura ormai da 37 anni.

Quel giorno è una domenica rilassata di radioline accese e la solita aria umida che sembra pesantissima, le amiche sono tutte riunite nella zona di San Lorenzo della Costa, a 3 chilometri da Rapallo, insieme sarebbero poi partite per Ponza per passare il ferragosto e così i discorsi si fanno più leggeri: dove andare a cena? In quale trattoria? Gabriella lì per lì rifiuta perché deve vedersi con Mauro, l’imprenditore di zona suo coetaneo con cui ha intrecciato una relazione che sembra andare bene, non fosse che lui ha già una moglie: quando la chiama per disdire l’appuntamento, infatti, non si stupisce più di tanto, è già capitato, ma i due si sentono anche per un’altra telefonata nel corso della giornata.

Gabriella a questo punto accetta l’invito delle amiche, ma vuole prima tornare a casa, dice che vuole cambiarsi. Poco prima delle 18 fa una doccia veloce, si mette un costume da bagno e degli abiti puliti, le saluta dicendo che avrebbe preso l’autobus, o al massimo avrebbe fatto l’autostop: non è una cosa insolita per quegli anni, ma Gabriella non è una ragazzina e non è sua abitudine salire sull’auto di sconosciuti. Le amiche lì per ìl rimangono interdette dal comportamento così evasivo, una insiste di accompagnarla in auto, ma quando lei continua a declinare la lasciano andar via: in fondo è una giornata tranquilla, la zona non è di certo isolata e Rapallo non è poi così distante.

Ma a sera la donna non si presenta al ristorante, la aspettano per ore e alle 22 telefonano a casa, magari si è addormentata sul divano. Al telefono non risponde nessuno e squilla a vuoto per tutta la notte. Le amiche si preoccupano subito, soprattutto Cristina e Silvia: Gabriella è precisa e abitudinaria e le avverte sempre quando cambia piani o ha in mente di fare degli spostamenti, per questo l’indomani si presentano da Gandini per chiedergli della donna. Lui è tranquillo e le rassicura, Gabriella è andata a Corniglia da altri amici, probabilmente tornerà la sera stessa. Ma Gabriella non torna, per questo il 6 agosto viene dato l’allarme presentando una denuncia di scomparsa. Silvia si fa accompagnare dallo stesso Mauro a casa degli amici di Corniglia, un borghetto a picco sul mare a 80 chilometri da Rapallo, ma nessuno vede Gabriella da settimane e anzi, non avevano alcun appuntamento fissato in quei giorni.

Le indagini partono un po’ a rilento, ma partono, e per prima cosa la polizia entra nella casa di Via dei Pini: la porta è stata chiusa senza dare una mandata di chiavi, come se qualcuno se la fosse semplicemente tirata dietro. C’è una finestra aperta, due milioni di lire in contanti, una sveglia impostata per le 8:10 e un caffé non bevuto. La domenica sera, quindi, Gabriella è arrivata a casa, a piedi o accompagnata da qualcuno, ma poi è uscita di fretta senza neanche finire il caffé. Per andare dove? Gli autisti degli autobus in servizio quel giorno vengono interrogati ma nessuno ricorda di aver visto l’architetta, una coppia di testimoni invece mette a verbale di aver visto una donna che potrebbe essere proprio Gabriella, aveva chiesto loro un passaggio, ma poi non era salita in macchina perché i due andavano in un’altra direzione.

Gli indizi sono pochi, la sua Fiat 127 è parcheggiata come al solito in una via poco distante: l’era dei cellulari e delle celle telefoniche è ancora lontana, per questo capire dove possa essere andata Gabriella non è facile, e come spesso succede ci si limita ad aspettare. È una telefonata a rompere il silenzio dopo una settimana di attesa.

È il 13 agosto e sono le 11:30 del mattino, un polizziotto prende la cornetta: “C’è un cadavere in mezzo ai rovi della collina dietro al Tigullio Rocks, voglio rimanere anonimo”. Chi ha ritrovato il corpo di Gabriella non deve aver avuto dubbi, i capelli rosso tiziano spiccano tra le erbacce secche, e non è stato neanche nascosto troppo bene: quando gli agenti arrivano sul posto in molti si coprono la bocca con i fazzoletti, l’odore è forte, la donna è stata probabilmente abbandonata lì già dalla sera della scomparsa. Il luogo dov’è stata abbandonata è un’altura che affaccia sul mare, si chiama “collina delle grazie” ed è lungo la via Aurelia, tra Zoagli e Chiavari.

Di Gabriella rimane poco, ne hanno fatto scempio gli animali e il caldo umido, ma c’è un dettaglio agghiacciante: i suoi slip sono stati stretti per 20 volte intorno al collo utilizzando una garrota improvvisata. Ai piedi ha dei sandali infradito.

Che sia stata uccisa, non c’è dubbio, ma da chi e per quale motivo è quello che bisogna capire: all’inizio si ipotizza che il killer abbia dato perfino fuoco al cadavere, perché poco distante c’è una tanica di benzina. Ma quel posto è anche una discarica a cielo aperto, una curva di una strada molto trafficata dove chi è di passaggio non si fa problemi a sbarazzarsi dei rifiuti. Il primo sospettato è ovviamente Mauro: dov’era il 2 agosto? La moglie avvalora il suo alibi, sono andati insieme a una festa di amici, si sono trattenuti lì fino a notte fonda e poi sono andati via insieme. Anche gli altri invitati confermano, anzi, è impossibile non ricordarselo perché quella sera l’uomo era particolarmente vivace. Aveva alzato il gomito, parlava con tutti e a un certo punto era perfino caduto in piscina vestito di tutto punto e si era dovuto allontanare per andarsi a cambiare.

Così come entra nelle indagini Mauro ne esce, eppure sul corpo di Gabriella è impossibile fare qualsiasi autopsia, il medico legale non riesce a cementificare l’ora del decesso. Non vengono fatti gli esami tossicologici, né una radiografia di quello che purtroppo è ormai solo uno scheletro. Non si può capire se la donna sia stata violentata, né se la causa della morte sia effettivamente lo strangolamento e non si riesce neanche a indovinare dove sia stata uccisa di preciso. Forse è stata trascinata lì in un secondo momento? E allora l’assassino ha forse un complice? Sei mesi dopo in fondo alla scarpata viene ritrovata la borsetta di Gabriella, c’è dentro anche la trousse e degli altri slip, forse sporchi di liquido seminale, ma non verranno mai analizzati, i suoi occhiali invece non saranno mai rinvenuti.

Scartato, forse troppo precipitosamente l’amante, gli investigatori brancolano nel buio e le tesi diventano poi via via più inverosimili: per un periodo si indaga su uno spasimante che a Milano ossessionava Gabriella con lettere d’amore e disegni allusivi, poi si indaga su un presunto sequestro per chiedere un riscatto, eppure i soldi che Gabriella avrebbe dovuto usare per la vacanza di Ponza sono ancora lì, sul mobile di casa. Ci si concentra poi sull’eventualità che la donna sia finita in un traffico di armi o di droga, per poi approdare sul gioco erotico finito in tragedia, ma nessuna pista è mai andata oltre. Eppure, secondo gli avvocati della famiglia, l’indagine è da subito stata manchevole e superficiale, senza un’ora del decesso chiara, infatti, è praticamente impossibile confermare o smentire qualsiasi alibi.

Quello che sembra chiaro è che la donna il 2 agosto 1987 è entrata in casa, ha messo su la moka ma non è mai riuscita a bere quel caffé perché qualcuno l’ha interrotta, forse c’è stato un litigio e allora è stata uccisa e poi fatta sparire su quella collinetta.

Il 15 agosto 1990 il caso viene definitivamente archiviato, lasciando la morte di Gabriella Bisi senza un colpevole e senza una risoluzione. Il ramo utilizzato per la garrota è un pezzo di legno di robinia, un arbusto che abbonda in riviera, ha un profumo delicato e dolce ma è anche ricoperto di spine.

Se senti di essere in una situazione di pericolo chiama il 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking.

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Fonti

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