La Morte di Eleonora Scroppo nel Podcast Italiano True Crime Mentre Morivo

Mentre Morivo puntata #10 – La Morte di Eleonora Scroppo

E’ una sera come tutte le altre, quella del 9 Ottobre 1998, quando Eleonora, seduta insieme alla sua famiglia per la cena, viene raggiunta da tre colpi di revolver esplosi attraverso la finestra di casa.

MENTRE MORIVO è un podcast scritto e interpretato da Marica Esposito. Montaggio, produzione e sound design di Stefano DM.

Trascrizione del Podcast

La morte di Eleonora Scroppo – Il delitto di Via Due Ponti

Siamo tutti fatti di storie. Le storie che ci raccontavamo intorno al fuoco quando ancora non sapevamo ben comunicare, le storie che ci hanno cresciuti e ci hanno insegnato a stare al mondo , quelle che al cinema ci hanno fatto sognare. Storie. E poi ci sono le storie di ognuno: a volte normali, altre straordinarie, spesso tragiche. La storia che vi stiamo per raccontare oggi è un mix di tutto questo, e il cinema forse c’entra davvero, almeno in una delle ipotesi.

State ascoltando “Mentre Morivo”, storie di donne uccise e lasciate senza giustizia.

Dico “cinema” perché ci troviamo a Via Due Ponti, una serie di villette e condomini ben tenuti sulla Cassia e in una di queste villette c’è un attore caduto un po’ in disgrazia, sono pochi quelli che si ricordano di lui: si chiama Loris Bazzocchi. E’ il 1998 e le famiglie si stanno adoperando per la cena mentre in tv il telegiornale racconta il processo per la morte di Marta Russo, una giovanissima universitaria freddata nel cortile della Sapienza l’anno prima. Qualcuno si è già messo a tavola come Stefano Ciampini ed Eleonora Scroppo, marito e moglie sulla cinquantina e genitori di due figli – Andrea e Francesco – di 19 e 22 anni.

Loris, l’attore, di anni ormai ne ha 67, ha in casa delle foto in bianco e nero di quando era sul set. Ha lavorato con registi anche importanti, Di Leo, Antonioni… quasi sempre in film che lo vedevano caratterista in ruoli minori, quasi tutti poliziotteschi. Uno si chiama “Il poliziotto è marcio” ed interpreta lo sgherro di un capo di contrabbandieri.

E’ il 9 ottobre, una fresca sera d’autunno, quando poco prima delle 20 e 30 il circondario sprofonda nel caos: vengono esplosi 3 colpi di revolver. Qualcuno inizia ad affacciarsi, allora ne vengono esplosi altri, a disincentivare il gesto, fino ad arrivare a 7. A questo punto c’è chi urla, chi cerca i propri cari in cerca di conforto. A morire è solo Eleonora che si accascia a terra mentre il marito e il figlio si sono riparati istintivamente sotto al tavolo.

Quella sera, Eleonora, aveva preparato la cena come sempre, il figlio maggiore era uscito per la consueta partita di calcetto e lei si era accomodata col resto della famiglia al solito posto, davanti la finestra del pian terreno, una vetrata ampia, che dà sul giardino. Tutto come sempre, una storia che si ripete. Solo che la storia a questo punto subìsce un colpo di scena perché i proiettili le arrivano dritti al collo e allo sterno e una seria emorragia non le lascia scampo. Ma perché tanta furia? Chi poteva voler male a questa normalissima e cordiale madre di famiglia?

Eleonora e Stefano vivono in quella casa di Via Due Ponti da 25 anni, è stato il padre di lei – Andrea, siciliano sbarcato a Roma per costruirsi una vita felice e agiata – a regalarle l’appezzamento di terra per costruire le villette popolate, pian piano, da buona parte della famiglia. Sempre il padre le ha poi ceduto il posto nell’agenzia assicuratrice di cui ora Eleonora e Stefano sono titolari. La vita della coppia è sempre stata tranquilla fino a quel momento: una casa a Nizza in cui fare le vacanze, i figli ormai grandi e del tutto inseriti – sportivi, bravi ragazzi – un lavoro soddisfacente e redditizio, una storia, insomma, idilliaca.

Gli screzi? Pochi. Gli inquirenti si concentrano subito a interrogare i vicini, tutti usciti in strada tra i 15 e i 60 secondi dopo gli spari eppure, nessun testimone utile. Vivevano vicini, sì, ma come spesso accade nelle grandi città ci si frequenta poco, ci si scambia solo qualche saluto e non ci si intreccia davvero a scambiarsi confidenze o anche solo convenevoli. Tutti ricordano il sorriso di Eleonora, pochi sanno davvero chi fosse, ma che era benvoluta quello era risaputo.

Indagando nella carriera niente di sospetto emerge: nessun debito, nessuna minaccia mai ricevuta, nessuna inquietudine nell’ambito lavorativo. Certo, il primo marito di una delle sorelle di Eleonora se ne è andato anni prima di malo modo dalla loro agenzia, ma pare fosse più per un tradimento, che per una politica interna e nessuna pista su quel fronte è stata mai approfondita.

La dinamica dell’omicidio è però abbastanza chiara: l’assassino conosceva probabilmente le abitudini della famiglia e anche il tragitto più veloce e sicuro da percorrere per non essere visto. Se non ha scavalcato il muro di cinta allora è entrato indisturbato direttamente dall’ingresso, si è appostato nel giardino di fronte la vetrata della sala da pranzo e ha sparato i primi colpi a una distanza ravvicinata – non più di tre o quattro metri. Poi ha iniziato a correre, girandosi per sparare ancora quasi alla cieca verso la finestra, colpendo il tavolo, una sedia e l’inferriata della finestra stessa. Un’impeto di rabbia, quindi, e sicuramente indirizzato specificatamente a Eleonora, che era ben visibile e dava il viso all’esterno.

Le vie di fuga sono quattro: dall’uscita principale, quindi dal cancello grande per le auto, quello pedonale, di fianco, saltando su un tetto di una carrozzeria vicina oppure passando da un terreno confinante. Il fatto che l’assassino fosse stato così veloce, quasi chirurgico e decisamente “invisibile” e sicuro nell’andare via ha fatto presupporre a chi indagava che conoscesse bene il posto, che fosse un abitante del quartiere o quantomeno un’habitué della casa della vittima.

Nell’immediatezza vengono ascoltate trenta persone tra amici, vicini e conoscenti ma nulla di rilevante viene constatato.

Passano quattro anni quando sul registro degli indagati finisce proprio l’attore, Loris Bazzocchi. Di sicuro nelle storie scritte sarebbe il killer perfetto: un vecchio attore che per vendetta personale si cala in uno dei suoi personaggi e fa fuoco, sentendosi anche un po’ Charles Bronson. Eppure le suggestioni non bastano per portarlo a processo.

Certo, emergono significanti indizi: per esempio l’alibi decade quando Bazzocchi afferma di essere andato al bancomat a prelevare proprio in quei momenti… eppure non c’è movimento sulle sue carte. Quando si corregge, dice che in effetti aveva solo dimenticato la carta in casa ed era ritornato indietro, senza che però alcun testimone potesse dargli manforte. Un’altra rivelazione inquietante viene da un amico che dichiara agli inquirenti il fatto che l’attore stesse cercando una pistola in quei giorni, voleva capire come fare a procurarsene una, meglio se con silenziatore. Dalle intercettazioni, invece, il nulla: Loris non parla, non fa riferimento all’omicidio, non si dice preoccupato, amareggiato o impaurito, semplicemente fa finta di nulla.

Stefano Ciampini è sempre stato sicuro che a uccidere sua moglie sia stato il loro vicino, il movente sarebbe un’antipatia di fondo scaturita in vero e proprio odio condominiale: nelle bifamiliari occupate in maggioranza dai parenti di Eleonora si decideva sempre in maggioranza e questo potrebbe aver fatto accumulare acredine in un vicino lasciato senza alleati che, alla fine, ha messo fine alla storia di una vita.

Le storie, in genere, se sono scritte bene hanno sempre una conclusione e anche se ci si augura il lieto fine la realtà non è spesso troppo poetica. Nel 2002 il pm ha depositato la chiusura delle indagini e l’archiviazione del caso, ma il punto, per chi amava e ricorda ogni giorno Eleonora, non è stato ancora messo.

Fonti

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