La Morte di Tiziana Cantone nel Podcast Italiano True Crime Mentre Morivo

Mentre Morivo puntata #12 – La Morte di Tiziana Cantone

Tiziana Cantone, napoletana di 31 anni viene trovata esanime nella sua casa a Casalnuovo nel 2016. La sua storia è una storia emblematica di cyberbullismo e revenge porn ma ad oggi non sono ancora chiare le responsabilità che hanno portato alla sua tragica morte.

MENTRE MORIVO è un podcast scritto, narrato e prodotto da Marica Esposito con la collaborazione di Stefano DM.

Trascrizione del Podcast

E’ il 13 settembre 2016 in paese dell’hinterland napoletano, in una casa come tante dove l’odore di caffè e sapone per pavimenti fa da sottofondo alla frenesia del quartiere. La casa è di Maria Teresa Giglio, una signora che lavora al comune e che è conosciuta da tutti come una donna forte e determinata, caparbia, quelle donne che Napoli conosce bene. D’altronde ha cresciuto da sola una figlia, dopo che il padre si è dato alla macchina negli anni ’80. Maria Teresa torna a casa di fretta quel pomeriggio ancora caldo, richiamata dalla sorella perché Tiziana, la sua Tiziana, non si trova. E’ da mesi che non esce di casa e quella mattina non fa differenza, ma quel silenzio prolungato la agita. Gira la chiave nella porta e comincia a chiamare la figlia. Non è nella sua stanza, né in salotto, le mani tremano, corre nella tavernetta e lo strazio è infinito: Tiziana è senza vita, appesa per il collo alla lat-machine che usava per allenarsi. Quel gesto disperato appare come la conclusione di un incubo durato più di un anno.

State ascoltando “Mentre Morivo”, storie di donne uccise e lasciate senza giustizia. Un podcast true-crime scritto e narrato da Marica Esposito.

Quell’incubo era iniziato il 25 aprile del 2015 quando qualche amico cominciò a dirle di averla vista su un sito porno. Lei ricorda bene di aver girato quei video, era un gioco intrigante che faceva col fidanzato Sergio ma rimaneva tra loro e tra qualche amico. Eppure la cosa diventa velocemente una valanga inarrestabile, i social stanno appena prendendo piede in Italia e Tiziana comincia a vedere dopo poche ore la sua faccia ovunque. I video diventano virali, soprattutto uno, e i profili falsi a suo nome vengono creati a decine: si stampano magliette con quello che ormai è diventato un meme, i video o i fermo immagine li hanno visti tutti forse senza neanche rendersi conto della ferocia senza scampo di quell’azione. La ragazza ha 31 anni, un’intelligenza inespressa negli studi universitari abbandonati, ma una sensibilità spiccata: ha sofferto per l’abbandono del padre e si è legata in modo viscerale alla madre che di lei sa tutto, o quasi. Perché del suo rapporto con Sergio Maria Teresa sa poco, se non che vede la figlia lentamente cambiare, spegnersi. Tiziana è via via sempre più scostante fino al giorno in cui si presenta insieme al fidanzato proprio a casa sua: Sergio la rassicura, faranno denuncia e tutto si chiuderà in breve tempo, ma nel frattempo meglio andare a vivere insieme, nascondersi per un po’ in attesa che internet si dimentichi di lei e concentri la sua brutalità su qualcos’altro.

Nel maggio 2015 la denuncia viene sporta in procura: la ragazza dichiara di aver avuto un momento di fragilità, di aver intrecciato delle relazioni con altri uomini e di aver girato dei video intimi che poi ha condiviso con loro. Fa il nome di tutti e quattro ma non di Sergio, che non viene minimamente chiamato in causa nella questione, eppure era insieme a lei durante ogni esperienza, molto spesso era proprio lui a riprenderla. Le indagini si aprono e cellulari e computer vengono sequestrati ma non c’è prova che gli uomini indagati abbiano diffuso i video che nel frattempo di moltiplicano senza sosta. Tiziana inizia a bere, cade in una brutta depressione da cui vede via d’uscita ma non smette di ribellarsi all’ingiustizia subita, si trasferisce in Toscana per sfuggire alla notorietà che ormai è nazionale: chiede il diritto all’oblio ma il giudice rigetta. “Non è passato tempo ragionevole per rimuovere i collegamenti a lei”, dice, ma dispone invece l’oscuramento dei video dai colossi del web Facebook, Twitter, Yahoo e Google.

I procedimenti legali sono però più lenti delle meccaniche virali e Tiziana viene addirittura condannata a pagare 20mila euro di spese legali. La psiche già fragile della ragazza vacilla, si sente in colpa nei confronti della mamma, le chiede scusa, ma pensa di non poter rimediare. “Torna a casa” le dice Maria Teresa più volte “dei soldi non importa, importa che siamo insieme”. Tiziana torna a vivere con la madre ma non esce più di casa, sente le risa e gli insulti della gente, decide di cambiare cognome e abbandona Cantone per diventare Giglio. Dopo mesi di pianti e angoscia apparentemente si toglie la vita, forse convinta di non meritare giustizia.

(c) 2021 – Mentre Morivo
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Fonti

Il Post del 15 settembre 2016
Sky tg 24 dell’agosto 2021

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