La Morte di Tara Calico nel Podcast Italiano True Crime Mentre Morivo

Mentre Morivo puntata #18 – La Morte di Tara Calico

Tara Calico ha 19 anni quando la mattina del 28 settembre 1988 inforca la sua bici e con il walkman nelle cuffie esce a fare un giro. Sono 34 anni che di lei non si hanno notizie, tranne (forse) una strana polaroid.

MENTRE MORIVO è un podcast scritto e narrato da Marica Esposito con l’editing di Stefano DM.

Trascrizione del Podcast

21 aprile 1988, New Mexico. Michael Henry Jr (nove anni), suo padre e un amico di famiglia sono nella riserva delle Zuni Mountains a fare campeggio e cacciare tacchini selvatici: la giornata non è delle migliori, c’è una tempesta in vista. Bastano 20 minuti di disattenzione che Michael sparisce nel nulla, letteralmente inghiottito da quella terra ricca di storia. È una riserva abitata da migliaia di anni dai nativi Zuni, il paesaggio è maestoso con le sue vette rocciose e i tratti desertici. Il bambino verrà ritrovato solo qualche anno dopo, probabilmente morto assiderato e di stenti, ma per un attimo la sua storia incrocerà quella, ancora oggi irrisolta, di una diciannovenne. La storia di Tara Leigh Calico.

Stai ascoltando Mentre Morivo, storie misteriose di donne uccise. Un podcast Spreaker Prime scritto e narrato da Marica Esposito con l’editing di Stefano DM.

Dobbiamo spostarci di 200 chilometri e quattro mesi per iniziare a raccontare la sparizione di Tara. Nata e cresciuta a Belen, un piccolo paesino del New Mexico, ha una manciata di anni quando la madre Patty si risposa. La cosa non sembra creare in lei grandi tristezze e anzi, si affeziona subito al suo nuovo compagno John Doel e ai figli avuti dal primo matrimonio. Vive in una grande famiglia, impara a prepararsi da sé la colazione già da bambina e diventa subito responsabile, una brava studentessa e una sportiva sempre pronta a circondarsi di amici. Dopo il diploma in psicologia trova qualche lavoretto in attesa di riprendere a studiare, nel mentre gioca a tennis e fa lunghi giri in bici. In genere esce insieme a sua madre, ma la mattina del 20 settembre 1988 è sola quando inforca la sua bici fucsia e aggancia al jeans il walkman Sony.

È un giorno come gli altri, Tara ha intenzione di percorrere una manciata di chilometri sulla New Maxico State Road 47: una strada pressoché dritta, affiancata su entrambi i lati da qualche cespuglio e poco altro. Prima di uscire ricorda semplicemente alla madre di andarla a prendere in macchina in caso non fosse tornata entro le 12, perché avrebbe dovuto incontrare il fidanzato intorno a quell’ora e alle 15 sarebbe poi scappata a lezione. Alle 12 e 05, Patty, si mette alla guida per andare a recuperare Tara ma, come potremmo immaginare, non la trova. La madre fa più volte il giro e pensando a un incidente chiama gli ospedali più vicini, telefona anche a qualche amico della figlia, nessuno l’ha vista da quella mattina e neanche della bicicletta c’è alcuna traccia. Il passo successivo è informare lo sceriffo: Lawrence Romero.

Le ricerche partono la mattina seguente: Patty dichiara subito di essere molto preoccupata perché solo qualche mese prima, su quella stessa strada, si era sentita minacciata da uno strano uomo che sembrava seguirla. I poliziotti interrogano così i primi testimoni: alle 11:30 dei braccianti che stavano lavorando lungo la strada l’hanno vista pedalare in direzione di casa. La vedono anche due uomini che guidavano rientrando da una battuta di caccia, sono le 11:45. Dichiarano anche che a destare la loro attenzione è stata non solo la bicicletta di un colore sgargiante, ma il fatto che dietro di lei, a velocità molto ridotta ci fosse un furgoncino bianco. Anche un altro uomo conferma la presenza di un furgone bianco nella zona. Mentre setacciano la zona gli investigatori notano qualcosa che da subito sembra inquietante: sul ciglio della strada ci sono segni di ruote di una bicicletta, delle impronte e una macchia fresca di olio. Le tracce portano fuori dalla strada battuta dove rinvengono un pezzo di un walkman e una cassetta smembrata dal nastro: si batte la zona con gli elicotteri, si setaccia il fiume poco distante. Tara non c’è. Quattro giorni dopo e 30 chilometri più in là viene trovato però il resto del suo Walkman: secondo Patty è chiaro, Tara è stata rapita e sta lasciando delle tracce per essere ritrovata.

Ma non la trovano e il caso si ferma fino al 15 giugno 1989.

Una donna sta entrando in un minimarket in Florida, parcheggia l’auto di fianco a un furgoncino bianco Toyota ed entra tranquillamente a sbrigare le sue faccende. Quando esce il furgone non c’è più ma a terra trova una polaroid. La fotografia, oggi diventata famosissima e ancora molto discussa

online e negli Stati Uniti, ritrae una ragazza distesa in quello che sembra il retro di un furgone bianco, ha le mani legate dietro la schiena e sulla bocca del nastro adesivo. Guarda in camera con lo sguardo corrucciato. Di fianco a lei un bambino intorno ai dieci anni é nella sua stessa condizione. A renderli più comodi ci sono solo delle coperte fiorate e un paio di cuscini. Sono vestiti entrambi con dei vestiti leggeri, t-shirt a mezze maniche e pantaloncini. Sul giaciglio improvvisato si nota anche un libro: è My Sweet Audrina pubblicato in Italia con il titolo di Dolce, cara Audrina. È un libro drammatico dalle tinte horror pubblicato nel 1982 e scritto da Virginia Andrews: protagonista una ragazzina che sembra vivere una vita normale, in realtà è tenuta segregata in casa dai famigliari che le nascondono un oscuro passato. La donna che consegna la polaroid alla polizia fa anche una descrizione dell’uomo alla guida: è sulla trentina e porta i baffi.

Non ci sono molti indizi che collegano la polaroid a Tara, ma quando viene trasmessa in TV in cerca di notizie sono in molti a telefonare a Patty segnalando la somiglianza della figlia con la ragazza della fotografia. Anche i genitori di Michael Henry Jr pensano di riconoscere il figlio scomparso l’anno prima, ma come abbiamo detto all’inizio verrano smentiti dal ritrovamento del cadavere nel 1990, riconosciuto grazie alle impronte dentali e sempre rimasto nella riserva in cui scomparso. La pellicola viene comunque analizzata: salta fuori che quel tipo di polaroid è entrata in commercio nel maggio 1989 quindi è stata sicuramente scattata dopo la scomparsa di Tara. Patty riconosce anche una cicatrice sulla gamba della ragazza ritratta, una cicatrice che sua figlia si sarebbe fatta in un incidente in macchina. L’FBI non riesce invece a confermare in modo univoco la corrispondenza tra la ragazza della polaroid e Tara Calico e le indagini si arenano. E se la polaroid non fosse altro che uno scherzo di cattivo gusto?

I genitori della ragazza sono da subito critici nei confronti delle autorità, riscontrando lentezza nelle indagini, tanto che qualche sospettato viene trovato suicida prima che possa essere interrogato. Così nel 1991 chiedono e ottengono l’autorizzazione a iniziare delle ricerche in autonomia, avendo accesso ai faldoni e usufruendo della stampante dello sceriffo per diffondere altri volantini di scomparsa. Così l’investigatore Jay Eschenberg delinea il movente del presunto omicidio: secondo lui la sparizione di Tara è legata a un crimine violento il cui fine era la violenza sessuale. Tara era però una giovane sportiva, in forze e determinata, quindi secondo lui i colpevoli sarebbero almeno due se non di più. Ad avvalorare questa tesi ci sarebbero proprio gli ultimi testimoni ad aver visto viva la ragazza, la mattina in cui pedalava seguita da un furgoncino bianco al cui interno erano seduti tre uomini. A destare molti sospetti riguardo l’operato della polizia, inoltre, c’è la mancanza nel faldone delle prove di numerosi documenti, sostituiti da fogli bianchi.

Anche se nel corso dei decenni non si avranno mai grandi svolte, le speculazioni rimangono tante: saltano fuori altre foto simili, un paio vengono divulgate: ritraggono sempre una ragazza imbavagliata, una in una ripresa molto ravvicinata, l’altra scattata nel vagone di un treno con un uomo a tenere immobilizzata la povera vittima. Nel 2008 lo sceriffo Rene Rivera rilascia un’intervista in cui dichiara di sapere cos’è successo a Tara: un paio di suoi coetanei e conoscenti l’avrebbero investita e presi dal panico avrebbero fatto sparire il corpo. Non ci sono prove a sostegno di questa ipotesi e tutt’oggi sembra una pista mai approfondita. Nel 2013, invece, un uomo sul letto di morte chiede di parlare con la polizia proprio in merito alla scomparsa di Tara: l’uomo si chiama Henry Brown e racconta di avere sentito il suo vicino di casa, Lawrence Romano Jr – figlio dell’allora sceriffo incaricato del caso – discutere con degli amici dell’occultamento del cadavere di Tara. Lo sceriffo avrebbe fatto di tutto per insabbiare le prove e il posto dov’è sepolta la ragazza, aiutando il figlio e i suoi complici a distruggere la bicicletta. Anche di questa dichiarazione, pubblica e consultabile, non si hanno ulteriori sviluppi eppure sembra che a legare tutte queste ipotesi ci sia un fil rouge: qualcuno ha attivamente voluto insabbiare il caso, coprendo o depistando.

Che una giovane ragazza e la sua bicicletta non possano sparire nel nulla senza lasciare alcuna traccia sembra essere convinta anche Melinda Esquibel. Per tanti anni ha quasi dimenticato la storia

di Tara e degli anni passati a scuola insieme, si è trasferita dopo la sua scomparsa ed ha continuato la sua vita senza pensarci più molto. Finché, a una cena di rimpatrio in occasione del Natale non è saltato fuori il suo nome. A quel tavolo sembrano tutti sapere come sia andata… sono dicerie o è la verità? Melinda inizia a indagare sul caso trasformando le sue ricerche in un podcast Vanished: the Tara Calico Investigation e facendo riaprire le indagini. Anche se i genitori biologici di Tara non ci sono più, sua sorella Michele e John Doel aspettano ancora di sapere cos’è successo a Tara, scomparsa 34 anni fa in una giornata di sole.

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